Fondazione Sylva – Piantare alberi per salvare il nostro futuro

Data
30 Dicembre, 2025
Cliente
Fondazione Sylva
Categoria
Location
Fondazione Sylva - copertina
Descrizione Progetto

Il progetto riguarda un contenuto video istituzionale-emozionale legato a Fondazione Sylva, organizzazione no profit nata in Puglia e impegnata nella riforestazione e nel ripristino della biodiversità nei territori colpiti dalla Xylella. Nei materiali ufficiali il corto viene identificato come Green Hope e viene descritto come un racconto ambientato nel Salento, nelle campagne duramente colpite dal batterio Xylella Fastidiosa, dove la scomparsa di milioni di ulivi è diventata insieme emergenza ecologica, agricola e paesaggistica.

Il contesto iniziale del progetto è quindi molto preciso: non si tratta di promuovere genericamente un ente o una causa green, ma di raccontare una ferita concreta del territorio e di trasformarla in una presa di coscienza visiva. L’apertura del corto, secondo la descrizione ufficiale, mostra Marisa Tomei in un “uliveto spettrale” mentre parla di una “apocalisse silenziosa in Puglia”; subito dopo, però, il racconto introduce anche l’idea della speranza, cioè la possibilità di reagire al disastro attraverso azioni di riforestazione e ricostruzione ambientale.

In chiave portfolio, questo rende il progetto molto forte: il video non comunica solo chi è Fondazione Sylva, ma perché esiste, quale urgenza affronta e quale visione propone. La campagna si colloca infatti dentro un percorso più ampio che unisce arte, cinema, sensibilizzazione e intervento concreto sul territorio, come conferma anche la collaborazione con Rai Cinema presentata alla Festa del Cinema di Roma.


Cosa abbiamo fatto

La soluzione trovata è particolarmente efficace perché evita il tono freddo del video istituzionale classico e sceglie invece un impianto più vicino al corto manifesto. Il progetto non spiega soltanto dati, attività e numeri della fondazione: costruisce un’atmosfera, individua un volto centrale, mette in scena il paesaggio ferito e usa la parola come elemento di forte impatto emotivo. In questo modo la riforestazione non appare come tema tecnico, ma come risposta umana a una perdita visibile.

L’uso di Marisa Tomei è una scelta strategica molto intelligente. La sua presenza conferisce riconoscibilità internazionale al contenuto, ma soprattutto permette di trattare il tema con un tono di testimonianza autorevole: non una voce fuori campo astratta, ma una figura che attraversa il paesaggio, osserva il danno e pronuncia il messaggio di allarme e speranza. Questo alza immediatamente il percepito del progetto, rendendolo più cinematografico e più rilevante anche fuori dal perimetro locale.

Un altro punto forte è la relazione tra dramma e proposta. Il corto parte dall’immagine della devastazione degli ulivi e dalla perdita di un patrimonio millenario, ma si collega in modo chiaro alla missione operativa di Fondazione Sylva: piantare alberi autoctoni, ricostruire biodiversità, attivare cultura ambientale, coinvolgere scuole e istituzioni. Questa continuità tra racconto e azione concreta rende il contenuto molto credibile.


il risultato

Il risultato è un contenuto che comunica serietà, urgenza e speranza insieme. Non è cupo in modo sterile e non è nemmeno ottimista in modo superficiale: mette prima in evidenza la gravità del problema e poi accompagna lo spettatore verso una possibilità di risposta. Questo equilibrio è il vero valore del progetto, perché rende il corto coinvolgente sia sul piano emotivo sia su quello reputazionale.

Dal punto di vista percettivo, il progetto restituisce a Fondazione Sylva un’immagine più forte, più alta e più autorevole. La fondazione non viene percepita come una realtà che “fa attività green”, ma come un soggetto capace di tradurre una crisi ambientale in un racconto culturale e in un’azione concreta. Anche la presentazione ufficiale con Rai Cinema e la proiezione alla Festa del Cinema di Roma contribuiscono a collocare il lavoro in una dimensione più ampia, quasi da progetto di advocacy cinematografica.