Il progetto ruota attorno a “Lu Carcaluru”, brano in dialetto/koinè salentina legato a un immaginario popolare molto specifico. Secondo le fonti pubbliche, “Lu Carcaluru” richiama una creatura leggendaria del Sud che si posa sul petto durante la notte e rende difficile respirare: una metafora che il brano usa per parlare, in modo poetico, della scomparsa degli ulivi secolari del Salento colpiti dalla Xylella fastidiosa e, più in generale, di un trauma identitario oltre che paesaggistico.
Il contesto iniziale del progetto, quindi, non è quello di un videoclip costruito per illustrare una performance musicale in senso classico. Qui il punto di partenza è una urgenza narrativa e culturale: trasformare un tema ambientale doloroso in un racconto visivo capace di emozionare, sensibilizzare e lasciare un segno. Fondazione Sylva presenta il video proprio come un’opera che unisce poesia, musica e danza per affrontare il dramma degli ulivi devastati dalla Xylella e sostenere una missione di rigenerazione ambientale e culturale.
Sul piano portfolio, questo rende il lavoro molto forte: il videoclip non si limita a promuovere una canzone, ma costruisce un dispositivo di sensibilizzazione in cui il territorio diventa protagonista e il linguaggio visivo si carica di valore simbolico. La presenza di ballerini di forte richiamo, tra cui l’étoile della Scala Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, sposta ulteriormente il progetto verso una dimensione più alta, quasi da film-poema o video manifesto.





